venerdì 1 luglio 2016

Internet è pieno di pirati informatici legalizzati.

Come estrarre da un pagina bloccata il testo.




Molti in rete usano questa strategia, perchè non vogliono che la gente copi i loro articoli, a dir la verità, lo fatto pure io per un po di tempo, poi però ho visto che un modo semplice per ottenere lo stesso il contenuto degli articoli degli altri c'è, per esempio, un sistema è questo che di salvare il documento tutto intero in formato PDF, Chrome e altri browser ti permettono di farlo, è molto utile per la verità anche per poi rileggersi i testi che interessano, però poi questi si possono estrarre, in pratica una volta aperto il documento in PDF con Acrobat, usando la selezione del testo, si fa copia e incolla in un software tipo word e il gioco è fatto. Per cui ho capito che era inutile tentare di bloccare il copia incolla era tutto tempo perso per nulla, le persone specie i giornalisti che si ritengono importanti scrittori, dovrebbero sapere bene, queste tecniche molto semplici, ma evidentemente vogliono far capire che la gente non si deve appropriare dei contenuti, il problema è che poi gli stessi giornalisti-/scrittori lo fanno ai danni degli altri, per cui è tutto un copiarsi l'un altro, e dove è a quel punto la liceità di tutta la questione? Non esiste più e questi piccoli trucchetti di impedire di copiare i contenuti, non servono assolutamente a nulla, sono ridicoli e un tantino anche ipocriti. Semmai si dovrebbe se proprio si vuole impedire a 360° di poter copiare il testo, ma anche se fosse, un bravo dattilografo lo potrebbe sempre riscrivere se proprio volesse, per cui sarebbe tutto tempo sprecato per nulla. Dovrebbero invece i giornalisti, scrittori, etc, considerare che tutto quello che pubblichi in rete, non è più tuo, nel momento in cui tu lo metti a disposizione della comunità diviene di patrimonio di tutti, se non vuoi che gli altri lo copino, alloro non scrivere, così nessuno legge. Invece quel che da fastidio, a me non è tanto che la gente copi, ma che la gente se ne appropri i meriti di quello che altri hanno scritto, per mano loro o per"volere di altri", questo a casa mia si chiama furto di paternità, non si può impedire a nessuno di leggere ciò che una persona scrive specie se la rende pubblica, ma dovrebbe esistere il furto d'idee o di paternità, ma oggi giorni l'intelligenza è usata solo a scopo di arricchimento, forse i furbi l'hanno sempre fatto, ma mai come oggi, dove anche chi si erge a veggente o bravo cristiano opera nello stesso modo di chi poi essi stessi condannano. 


Esistono certamente coloro che attestano chi ha scritto per primo un determinato documento, però so anche che ci sono programmatori capaci di modificare le date in rete e far apparire come uno scritto, redatto posteriormente fosse più vecchio di quello di un altro. Per cui penso che anche in questo contesto la questione è sempre molto complicata, l'informatica per quanto ha fatto passi da gigante, verso il lecito e il giuridicamente giusto, ma altrettanto si è evoluta la parte elettronico informatica dedita al furto e all'inganno, per cui l'unico vero modo per stabilire se quello dato documento ti appartiene oltre che a pubblicarlo in rete deve essere pubblicato su un documento cartaceo, a quello nessuno può metter mano.
Anche quando la gente posta, immagini di qualsiasi tipo, specie quelle familiari e dei loro volti, dovrebbero sapere che la rete, è un aspiratore vorace e che usa i contenuti di tutti, per farne quello che più gli aggrada e se la gente teme per la propria incolumità, perchè le persone si mostrano? 



il questo link invece si tratta una furbata promossa dagli stessi, amministratori del programma, che permette gratuitamente di gestire i video personali, io direi un indebito accreditamento, organizzato al fine di far guadagnare non i proprietari dei video ma la stessa piattaforma, come ben chiarito dal link stesso, questo a capire una sola cosa, che questo canale se continua con questa campagna, finirà per chiudere i battenti, come vedete, io ho ragione i furbi quando vogliono appropriarsi di qualcosa lo sanno fare molto bene, in tutti i modi, la rete non è un pezzo di carta che quel che scrivi e firmi, rimane, la rete è tutta virtuale, e tutto può essere mutato, cambiato, annullato e sovvertito.
Se l'autorità colpisce il piccolo non può far orecchie da mercante per il grande, grosso e miliardario, se no la legge, va a finire nel cesso! O è uguale per tutti come dice il motto nella aule di tribunale oppure non è uguale per nessuno, bisogna decidersi e dir la verità.

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Vi dimostro come  sono riuscito ad estrarre con semplicità il testo di questo articolo che m'interessava rispondere, non per copiarlo, ma solo per rispondere, ne avevo bisogno di riportane alcune parti.... ma ora vi mostro, come sioia semplice poterlo fare....il link di riferimento:

Questo è il testo estratto nel modo sopra descritto: 


PAPA BERGOGLIO: “GESU’ FA UN PO’ LO SCEMO...”.
QUESTA E ALTRE INAUDITE E GRAVISSIME
ESPRESSIONI” PRONUNCIATE GIOVEDI’ SCORSO... ­
Lo Straniero
Scritto il 19 Giu, 2016
E’ clamoroso – per un papa – confondere il diavolo (dalla dopppia faccia) con Gesù. E’ successo
giovedì quando Bergoglio ha evocato erroneamente un capitello della cattedrale di Vézelay: uno
“scambio di persone” emblematico di questo pontificato, anche se dovuto probabilmente a qualche
ghostwriter superficiale.
E’ invece farina del suo sacco il confonderli (Gesù e il diavolo) addirittura per prospettare che Giuda si sia salvato (senza essersi pentito) dando ad intendere così che nemmeno lui è finito all’inferno...
Non si sa se questo papa creda all’inferno, ma – a sentire lui – se c’è sembra che ci vadano solo quelli
che sono contrari all’immigrazione di massa, quelli che usano condizionatori o bicchieri di plastica e i cristiani che seguono il Vangelo alla lettera.
In ogni caso in quello stesso discorso di giovedì sera al Convegno ecclesiale di Roma, Bergoglio non si  è limitato a tali enormità sul capitello di Vezélay.
Lui – di suo – ha pure inanellato una serie incredibile di altre “perle” al limite della blasfemia: Gesù che nell’episodio dell’adultera “fa un po’ lo scemo” (espressione inaudita che il sito vaticano ha cambiato in “fa un po’ il finto tonto”, ma c’è la registrazione...) e poi Gesù che – nello stesso episodio in cui la donna è stata salvata dalla lapidazione – “ha mancato verso la morale” (testuale anche questo). Poi addirittura Gesù che non era uno “pulito” (ha usato proprio questa espressione) dando a intendere non si sa cosa (meglio non chiederselo nemmeno).
Alla fine Bergoglio ha addirittura affermato che “una grande maggioranza dei nostri matrimoni
sacramentali sono nulli” (costringendo padre Lombardi a spiegare poi che, sul sito vaticano, è stato
corretto il testo: “una parte dei nostri matrimoni”).
E sempre lo stesso vescovo di Roma – per completare la performance – ha aggiunto a questa
spericolata e devastante affermazione che invece tante “convivenze” sono “matrimoni veri”
(legittimando così, di fatto, le convivenze, dopo aver delegittimato matrimoni sacramentali solidi
e veri).
Naturalmente ciò che per l’opinione pubblica laica è solo curioso e perfino divertente come uno
spettacolo da sfasciacarrozze, dal punto di vista cattolico è devastante, è una specie di flagello che siabbattuto sulla Chiesa e rischia di demolirla.
OLTRE IL LIMITE
Tanto che Robert Spaemann, uno dei maggiori filosofi e teologi cattolici, amico personale di Benedetto XVI, è tornato a tuonare venerdì su “Die Tagespost” con un articolo dal titolo eloquente: “Anche nella Chiesa c’è un limite di sopportabilità”.
Riporto una sua frase:
“alcune affermazioni del Santo Padre si trovano in una chiara contraddizione con le parole di
Gesù, con le parole degli apostoli e con la dottrina tradizionale della Chiesa... Se nel frattempo
il prefetto della congregazione per la dottrina della fede (Card. Mueller) si è visto costretto ad
accusare apertamente di eresia il più stretto consigliere e ghostwriter del papa, vuol dire che la
situazione è davvero andata sin troppo oltre. Anche nella Chiesa cattolica romana c’è un limite
di sopportabilità”.
Spaemann ha anche criticato l’abituale ambiguità di Bergoglio specie su certi temi, toccati nell’Amoris laetitia, dove – per non farsi cogliere in eresia manifesta – dice e non dice, allude, ma non si espone, tira il sasso e nasconde la mano. 
Ecco dunque le parole di Spaemann:
“Papa Francesco non ama la chiarezza univoca. Quando, poco tempo or sono, ha dichiarato
che il cristianesimo non conosce alcun ‘aut aut’, evidentemente non lo disturba affatto che
Cristo dica: ‘Il vostro parlare sia sì, sì, no, no. Il di più viene dal maligno’ (Mt 5, 37). Le lettere
dell’apostolo Paolo sono piene di ‘aut aut’. E, infine: ‘Chi non è per me, è contro di me!’ (Mt 12,
30)”.
Spaeman era già intervenuto il 28 aprile scorso contro l’ “Amoris laetitia” di Bergoglio, spiegando che vi sono “frasi decisive, che cambiano in maniera sostanziale l’insegnamento della Chiesa”, “che
si tratti di una rottura è qualcosa che risulta evidente a qualunque persona capace di pensare
che legga i testi in questione.... Se il papa non è disposto a introdurre delle correzioni, toccherà
al pontificato successivo rimettere le cose a posto ufficialmente”.
Un altro importante filosofo cattolico, Josef Seifert, collaboratore di Giovanni Paolo II e di Benedetto
XVI, è recentemente intervenuto con critiche durissime, che ha motivato così:
“il Papa non è infallibile se non parla ex cathedra. Vari Papi (come Formoso e Onorio I) furono
condannati per eresia. Ed è nostro santo dovere – per amore e per misericordia verso tante
anime – criticare i nostri vescovi e persino il nostro caro Papa, se essi deviano dalla verità e se i
loro errori danneggiano la Chiesa e le anime”.
Oltretutto alle enormità del magistero bergogliano si aggiungono le sue decisioni di governo della
Chiesa ormai di sapore sudamericano.
DITTATURA
Ad esempio, Bergoglio ha varato una serie di provvedimenti che sottraggono prerogative ai vescovi e li sottopongono a una sorta di spada di Damocle discrezionale, col rischio di rimozione nel caso non si adeguino al verbo bergogliano.
Infatti dopo i due Sinodi, in cui l’opposizione di vescovi e cardinali alla “rivoluzione” bergogliana è stata vasta e decisa, ora nel mondo ecclesiastico tutti tacciono impauriti.
Tanto che Mons. Athanasius Schneider, vescovo in Kazakhstan (dove ricordano bene cosa sia una
tirannia), ha dichiarato:
“quando, in una Chiesa, arriviamo al punto in cui fedeli, preti e vescovi hanno paura di dire alcunché,
come in una dittatura, questa non è la Chiesa”.
Tuttavia fra i cattolici laici sono sempre di più le voci di sconcerto che si alzano. Soprattutto negli Stati Uniti.
Ieri per esempio Phil Lawler, su “Catholic Culture”, commentando il discorso papale di giovedì, ha
pubblicato un duro commento intitolato: “Il danno (ancora una volta) delle dichiarazioni del papa
sul matrimonio”. Dove mette in luce anche altre “perle” di quell’intervento.
PERSECUZIONE
Colpisce, per quanto riguarda le questioni pastorali, l’insensibilità di questo papato verso la tragedia dei cristiani perseguitati e invece la sua accondiscendenza verso regimi discutibili e perfino verso dittature disumane, che continuano a perseguitare e incarcerare i cristiani.
Il caso più eclatante – insieme a quello dei regimi islamici – è quello della Cina.
Già aveva fatto scandalo l’intervista di Bergoglio del 2 febbraio scorso ad “Asia Times”, in cui aveva
taciuto completamente sugli enormi problemi di diritti umani e libertà religiosa che ha la Cina (dove ci sono ancora nei lager vescovi come mons. Su Zhimin), ma in quell’intervista, rivolto ai tiranni comunisti di Pechino, Bergoglio aveva pronunciato “parole sfrenatamente assolutrici di passato, presente e future della Cina” dimenticando “quei milioni e milioni di vittime che il papa mai nomina,
neppure velatamente” (Magister).
“Ciò che sconcerta molti cattolici cinesi” scrive Sandro Magister “è il silenzio che le autorità
vaticane mantengono sui vescovi private della libertà”.
Negli ultimi giorni poi ha fatto clamore il caso del vescovo di Shangai Ma Daqin, che – dopo quattro
anni di domicilio coatto – ha firmato una autoaccusa, di quelle tipiche dei tempi staliniani o della
rivoluzione culturale maoista, nei quali sostiene di aver sbagliato e fa l’apologia dell’Associazione
patriottica che è la Chiesa di regime della Cina comunista. La pratica dell’autoaccusa è tornata di gran moda in Cina.
Ma c’è di più. Padre Bernardo Cervellera, uno dei più informati conoscitori della Chiesa in Cina, nel
suo sito “Asia news” (pur essendo bergogliano) per amore di verità ha dovuto riferire: “Un vescovo
cinese teme che qualcuno in Vaticano abbia pilotato la ‘confessione’ di Ma Daqin per far piacere
al governo cinese”.
Di certo c’è che milioni di cristiani cinesi, che eroicamente vivono la loro fede sotto la persecuzione,
sono rimasti delusi, confusi e addolorati per quel voltafaccia. Ma anche per quello che è diventata
Roma negli ultimi tre anni
Una Roma dove si sentono risuonare parole inaudite verso il Figlio di Dio come quelle
pronunciate giovedì scorso nella Basilica di San Giovanni in Laterano da Giorgio Mario Bergoglio.
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Antonio Socci
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RILANCIA DEVE CITARE LA FONTE CHE E’: www.antoniosocci.com
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