Il testo è lungo ma consiglio leggerlo con calma tutto...
Il
nuovo Messale tanto voluto da Bergoglio!!!
https://www.sabinopaciolla.com/cosa-cambia-col-nuovo-messale-romano-tutte-le-info-sul-nuovo-testo/?fbclid=IwAR1chrV3DRY1iItgf7QGgelzZeObrpwnYKCWrX1Pe_E5LBjJhmerZtOxF4A
Da
quello che si può capire, Bergoglio, sta tentando di migliorare il
testo e di dare a suo dire una nuova lettura a certe frasi, quasi
esso stesso si senta superiore al Cristo stesso.
Ovviamente
gli stolti veggenti, accetteranno senza batter ciglio tali modifiche.
IL
GLORIA E IL PADRE NOSTRO
“Le
novità più significative che si trovano nella terza edizione del
Messale Romano e che riguardano più da vicino l’assemblea si
trovano nel testo dell’Inno del Gloria e nella Preghiera
del Signore,
il Padre Nostro. Nel Gloria il nuovo testo prevede le parole “E
pace in terra agli uomini, amati
dal Signore”
al posto di “E pace in terra agli uomini di buona volontà” (in
latino “et
in terra pax homínibus bonae voluntátis“).
Anche se il latino parla chiaramente di “buona volontà” (bonae
voluntátis)
il cambio è dovuto a una migliore traduzione del testo originale
greco (come già effettuato dalla nuova traduzione della Bibbia CEI
del 208) . Difatti la formula del Gloria è ripresa dal Vangelo di
Luca scritto originalmente in greco (Lc 2,14, il canto degli angeli
dopo la nascita di Gesù). In questo modo si va alla fonte e non ci
si limita a tradurre alla lettera la versione latina.”
E'
certamente differente la frase “agli
uomini di buona volontà” da “agli uomini, amati
dal Signore”, GLI UOMINI di buona volontà indica tutti gli uomini
che hanno la volontà di far il bene in nome del Signore, invece
l'altra indica solo coloro che sono amati dal Signore. Ora quale
delle due sia quella esatta, lo si capisce dall'originale testo
greco.
Luca
2,14 - Cei 74
«Gloria
a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli
ama».
Direi
che in questo caso sono d'accordo con il cambiamento, visto che dire
“amati dal Signore” e “che egli ama”, indica la medesima
cosa.
Padre
Nostro.
Dobbiamo
fare una precisazione, Luca non è uno dei 12 apostoli, ma un
soggetto terzo che funge da apostolo, perché Luca non ha conosciuto
direttamente Cristo, come fu invece per i
12: (Simone
detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo
e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il
pubblicano; Giacomo d'Alfeo e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda
l'Iscariota, quello stesso che poi lo tradì)
per
scrivere lo
scrivere di Luca
è una raccolta di una narrazioni molto probabilmente da altri
apostoli, può essere anche probabile che lo stesso Luca abbia in
qualche modo sintetizzato e interpretato il pensiero degli altri
apostoli, dando un intendimento diverso , come infatti si nota
proprio nell'episodio quando Cristo insegna il Padre Nostro: Matteo
lo inserisce nel discorso della Montagna, invece Luca è più
generico, come se non sapesse dove sia ben accaduto il fatto, fa
capire che ha solo raccolto le testimonianze degli altri apostoli.
Per cui sono più attendibili Matteo e Giovanni che Luca e Marco, ed
infatti i greci si attengono al testo di Matteo che a quello di Luca
proposto da Bergoglio, come variante.
“È
invece oramai nota, dopo tante discussioni, la nuova traduzione della
frase latina “et
ne nos indúcas in tentatiónem”
alla fine della preghiera del Padre Nostro. Non diremo più “Non ci
indurre in tentazione” ma “Non
abbandonarci alla tentazione“.
Questa è la traduzione che la CEI ha approvato con la traduzione
della Bibbia del 2008. Dopo lunghi dibattiti e discussioni, i vescovi
hanno finalmente approvato questa soluzione introducendola nella
liturgia eucaristica. Non si tratta di una traduzione letterale del
testo greco (che indica “portare verso” e quindi “indurre”)
bensì di una forzatura motivata da esigenze pastorali e teologiche.
“
Io la traduzione del testo greco l'ho già fatta e non vi è
affatto scritto come qui si vuol, far credere, indurre....leggasi
interpretazione Padre Nostro.
Breve spiegazione:
Ora
perché è stato necessario cambiare quella frase del Padre nostro?
Perchè
principalmente la preghiera viene recitata nella lingua
locale che è l'Italiano, per cui nella nostra lingua le parole
assumono sensi differenti rispetto alla traduzione e tradizione
Greca, infatti indurre in greco “εἰσενέγκῃς”
(eisenekes) il
verbo greco “eisenekes” è
l’aoristo imperativo di “eispherein" che
indica movimento in un certa direzione, si traduce con guidare
verso o in, o anche introdurre dentro, cioè
indica una direzione, un orientamento, andare verso, in sostanza il
termine indicherebbe di non andare verso una direzione, cioè di
non essere direzionato o non andare verso la tentazione, però dire
andare verso quella direzione, è come dire entrare,questo
è un verbo di movimento, che tranquillamente può
sostituire introdurre
dentro, quindi
indica anche procedere verso una certa meta, visto che non si sta
parlando in senso figurativo, ma dell'essere umano e delle sue
azioni, intenzioni e volontà, quindi la parola andare verso
indicherebbe procedere,
ma anche impedire
che si vada in quella direzione, praticamente
è come se si dicesse non
permettere che entriamo nella tentazione cioè non
farci accettare la tentazione, è
praticamente una richiesta di aiuto, di soccorso. Credo che la parola
fosse proprio non
farci entrare nella tentazione indicante
cioè un accettazione, perchè in questo caso l'entrare era intenso
dentro di noi, non
far entrare dentro di noi la tentazione
o anche non
permettere che entri,
è questo il vero senso, si potrebbe anche leggere la frase greca in
questo modo, fa
si che io non accetti la tentazione, secondo
me era intenso come accettazione del male, cioè fai
in modo che non entri dentro di noi, andare
verso una direzione,
quindi la parola Greca e il relativo senso che porta con se, non è
troppo facile da comprende per noi Italiani.
Visto
che realmente la traduzione dall'espressione parlata in aramaico non
esiste testo del I° secolo a confermarla e tradotta in Greco sia
stata difficile da comprendere, per cui penso proprio che per tentare
di formare una sola parola, abbiano estrapolato un termine non esatto
a quello che era la vera intenzione di Cristo. Ritengo che la
formula espressa realmente da Cristo era
un espressione di soccorso, di aiuto quindi
la vera espressione era non
permettere che entriamo nella tentazione cioè difendici
dalle tentazioni oppure impedisci
di cadere nella tentazione come
recita il vangelo di Matteo 24,41 "Vegliate
e pregate per non cadere in
tentazione;
perché lo spirito è pronto ma la carne è debole". il
verbo cadere è di movimento e praticamente indica l'ingresso
cioè entrare nella tentazione è una frase di soccorso di aiuto,
chiediamo a Dio di essere soccorsi , aiutati a
non cadere nella tentazione, ben
diversa dalla frase indurci
in tentazione anche
nella sua interpretazione greca ma non è giusta, invece è
giusta la frase proposta proprio nel vangelo di Matteo. è probabile
che la frase corretta fosse simile a quella proposta proprio dalle
parole di Gesù nel discorso del Getsemani, poteva essere fa
si che non cadiamo nella tentazione oppure fa
si che non accettiamo la tentazione, anche
perchè la tentazione è un accettazione, il tentatore non
attecchisce su chi non lo accetta, per cui pare proprio corretta
questa espressione. Quindi deve esserci un'accettazione del
soggetto alla tentazione, solo chi accetta il tentatore in sé,
cioè lo fa entrare dentro di sé, cade nel peccato della
tentazione cioè si fa tentare, è proprio un espressione che indica
di non
permettere al tentatore di entrare dentro di noi. Quindi anche il
preservaci dalle tentazioni , come
anche custodiscici rientra
nella medesima indicazione del non
far entrare la tentazione in noi, non permettere che cadiamo nella
tentazione, tutte
espressioni di movimento. Quindi
deve essere trovata una parola che indichi tutti i verbi di movimento
che possono essere accomunati sotto un unico verbo d'origine è
molto probabile che Gesù abbia usato un verbo che sta alla base di
tutti i verbi, proprio per dar alla parola stessa massima lettura e
quindi il senso maggiore possibile
fa
si che non cadiamo nella tentazione
non
far entrare dentro di noi la tentazione
fa
si che io non accetti la tentazione
fai
in modo che non entri dentro di noi
“Per
dirla con parole di papa Francesco,
“dobbiamo
escludere che sia Dio il protagonista delle tentazioni che incombono
sul cammino dell’uomo”.
“
Non so se avete capito,
l'astuzia di questa dichiarazione sottile e sagace di Bergoglio,
dobbiamo escludere
che sia Dio il protagonista delle tentazioni”, non dice che è
satana colui che tenta l'uomo, come se Satana non esistesse; “il
dobbiamo” indica proprio che si vuole far pensare alla gente che
non sia Dio l'artefice, di tali tentazioni, ma dicendo che non è
Dio, ha ammesso che in realtà è Dio colui che induce nella
tentazione, un espressione di negazione ne ha fatto della frase un
affermazione. Se invece di dichiarare le sue intenzioni avesse
taciuto sarebbe stato meglio, invece no, ha espresso il suo pensiero,
facendo passare se stesso come colui che vorrebbe difendere Dio,
dall'accusa di essere il protagonista delle tentazioni, invece lo ha
accusato di essere proprio l'artefice.
“Nel
testo del Padre Nostro c’è un’altra modifica, questa volta
dovuta ad una corretta traduzione della versione latina: l’aggiunta
della congiunzione “anche” nella frase “Come anche noi
li rimettiamo ai nostri debitori” (così
anche la versione spagnola e quella francese). Non viene invece
corretta quella che il noto esorcista padre Gabriele Amorth definiva
una “traduzione erronea” del testo del Padre nostro, quel
“liberaci dal male” che per molti esperti (tra i quali gli
esorcisti) dovrebbe essere tradotto correttamente con “liberaci dal
maligno”.”
Ma
se la traduzione latina deriva da quella greca, deve trovarsi anche
nella greca la parola “anche” altrimenti non si può cambiare,
perché non possiamo adottare un metro e poi perché ci fa comodo,
adottarne un altro.
Quindi
per adattarsi alla versioni spagnola e francese si fa in modo che
anche in Italiano, si dica in modo eguale.
Matteo
6,9-13 (CEI 1974)
Voi
dunque pregate così: / «Padre nostro che sei nei cieli, / sia
santificato il tuo nome; / venga il tuo regno;/ sia fatta la tua
volontà, / come in cielo così in terra. / Dacci oggi il nostro pane
quotidiano, / e rimetti a noi i nostri debiti / come noi li
rimettiamo ai nostri debitori,/ e non ci indurre in tentazione,/ ma
liberaci dal male».
Luca
11,2-4 (CEI 1974)
Ed
egli disse loro: «Quando pregate, dite:/ Padre, sia santificato il
tuo nome, / venga il tuo regno; / dacci ogni giorno il nostro pane
quotidiano,/ e perdonaci i nostri peccati, / perché anche noi
perdoniamo ad ogni nostro debitore, / e non ci indurre in
tentazione».
“anche”
significa “assieme a” “Come anche noi
li rimettiamo ai nostri debitori”
significherebbe “Come assieme noi li rimettiamo ai nostri
debitori” io
direi che non va bene.
Invece
aveva ragione Amorth che sarebbe bene mettere liberati dal maligno,
sicuramente molto più efficace, che non liberaci
dal male che per altro è anche molto generico, dato che è il
maligno la causa di tutti i mali che affliggono l'uomo. Ma in questo
caso capisco che c'è una volontà maligna nel non seguire il
suggerimento di Amorth.
LINGUAGGIO
“INCLUSIVO” E “CORRETTO”.
“Per
quanto riguarda il Confiteor (“Confesso…”)
durante l’atto penitenziale, si è optato per un linguaggio
“inclusivo” e “politicamente corretto”: dove si diceva
“Confesso, a Dio onnipotente e a voi fratelli…”, dovremo dire
“Confesso
a Dio onnipotente e a voi, fratelli e
sorelle...“.
Il termine “sorelle” (assente nell’editio
typica del
2000 e in quella del 2008) viene inserito anche in altre preghiere
dove il Celebrante diceva solamente “fratelli”. Come ad esempio
nell’invito del Celebrante dopo la presentazione dei doni, dove si
dirà: “Pregate fratelli e
sorelle,
perché il mio e vostro sacrificio sia gradito…”. Così nel
ricordo dei defunti: “Ricordati anche dei nostri fratelli e
sorelle che
si sono addormentati nella speranza della risurrezione”.”
Certo
questo sorelle ha un sapore un po strano, quasi ambiguo, sono
perplesso!
ALTRE
NOVITÀ
“Un’altra
novità importante riguarda l’atto penitenziale. Non è più
previsto l’uso dell’italiano “Signore pietà” e “Cristo
pietà” ma, anche per l’assemblea, le formule in lingua
greca: “Kýrie,
eléison” e “Christe,
éleison”.
“
Questo sono concorde pure io!
Da l'impressione che
Bergoglio abbia voluto accontentare qualcuno, con questa variazione
in greco, quasi nel voler rendere la messa quasi un rito ortodosso
oltre che cattolico.
“Anche
l’invito del celebrante al momento della pace cambia leggermente.
Non sentiremo più
“Scambiatevi un
segno
di pace”
ma “Scambiatevi
la pace“.
“
Questa a me non piace proprio per nulla!
A parte che la pace del Signore non era espressa mediante un segno di
pace e neppure la pace in senso generico, che non ha alcun senso.
Riporto
un mio articolo
Come
si da la pace secondo Cristo?
Gesù
nei vangeli insegna che Lui non da la pace come il mondo la da,
all'uomo, ma in modo diverso, intanto prima di tutto vediamo cosa
vuol dire dare la pace e come.
La
frase di Nostro Signore è questa:
Giov.14
,27
“Vi
lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do
a voi”
“Vi
lascio la pace, vi do la mia pace"
Di
quale pace parla?
E
quante "paci" esistono?
Giusto
il termine "paci," è improprio lo sappiamo bene, ma in
questo caso potrebbe essere anche giusto, visto che non esiste una
sola pace, ma molte "paci," esiste la pace dei sensi,
esiste quella dell'anima, esiste la pace per lieto vivere, insomma ne
esistono tante, tra le quale anche la Pace di Dio, che non è affatto
la pace che noi vogliamo e che noi pretendiamo. Per cui si
potrebbe volendo anche usare un plurale per un parola che si esprime
sempre la singolare.
"Non
come la dà il mondo, io la do a voi”
Cosa
intende dire?
Che
Lui non da la pace come il mondo la da al mondo.
E
in che modo il mondo da la pace?
Lo
comprendiamo proprio dalla frase.
"la
dà" da da dare, cioè da consegnare, se io do qualcosa lo
faccio con un gesto della mano, per cui Gesù Gia in quel tempo
predisse come il mondo avrebbe dato la sua pace, al mondo, mediante
il gesto che sarebbe divenuto comune nel tempo darsi la mano.
E
come Gesù intendeva per dare la Pace.
Se
Gesù nostro Dio, dice che Lui non da la pace con la mano, come segno
di darsi la pace, perchè quella è la pace che il mondo da al mondo,
Lui la rigetta questa pace, perchè in realtà è una pace falsa,
fasulla, ipocrita dove dietro si celano turpi pensieri, non sempre
coloro che si danno la mano pensano bene di coloro che gli stanno
innanzi, per cui darsi la mano non è segno di Pace. Non lo è
sopratutto per Dio.
Ma
allora com'è che Gesù intendeva dare la Sua Pace?
Molto
semplice, Gesù dava la pace con una benedizione, la pace di
Cristo si trasmette mediante la Benedizione, quando una persona
benedice l'altra questo è il vero segno di Pace, non basta dare la
mano, e dire "il signore sia con te", perchè questa non è
la benedizione che intende dire il Signore. Si deve usare
proprio un formula ben precisa, tipo :
"Ti
porto non la mia pace, ma la pace del Signore Gesù il Cristo
di Dio",
questo va bene, ma allora si fa solo se c'è vero sentimento
positivo, d'amore, buono etc, non si fa verso coloro che hai in odio
o disprezzi, ecco il perchè Gesù dice io
non do la pace come la da il mondo, cioè
usando la mano, tra mani e mani, no Egli da la pace standosene
lontano e benedicendoti da lontano, perchè non c'è bisogno del
contatto fisico per benedire e dar la pace di Dio. E il gesto lo
si fa alzando la mano destra e quindi benedicendo chi amai in nome
del Signore. Questa è la vera pace di Dio, questo è il vero
segno che Cristo insegna al mondo, non quello che la chiesa
arbitrariamente ha insegnato un errore, e che qualcuno astutamente ha
portato al mondo, cioè darsi la mano, cosa che Cristo non ama
per nulla. Diventato in secoli scorsi anche un segno massonico, darsi
la mano, come qualcuno m'ha fatto notare oggi. Quindi ecco che Gesù
dice darsi la mano, è un segno satanico ecco perchè appunto
sottolinea quella frase. "Non
come la dà il mondo, io la do a voi”, ma
specifica che con la frase “Vi
lascio la pace, vi do la mia pace" cosa
intende dire: in pratica dice a noi "vi
lascio la mia pace,"
cioè me stesso, "e
ve la do",
cioè ve la trasmetto affinché tutti voi possiate darla a
chi volete.
La
pace si da solo benedicendo il prossimo, e non stingendosi la mano,
perchè quella è la pace del maligno.
“L’epiclesi
della Preghiera eucaristica II (la più utilizzata) cambia, con
l’aggiunta della parola
“rugiada”.
Il celebrante dirà dunque: «santifica
questi doni con la rugiada
del tuo Spirito».
“
Questa è veramente un assurdità.
La rugiada è un invenzione.
Espressione ridicola, perché lo Spirito di Dio produce rugiada?
Mai sentita, questa corbelleria.
“L’invito
alla Comunione cambia l’ordine delle frasi: non più “Beati
gli invitati… Ecco l’Agnello di Dio…”
ma “Ecco
l’Agnello di Dio… Beati gli invitati…“,
per
fedeltà al testo latino.”
Che
belle novità vediamo però cosa cambia e quale senso ha realmente
invertire le parole prima o dopo.
Caro
Bergoglio le parole non si possono invertire come si invertono gli
addendi in matematica, si cambia il senso di quello che si fa.
Formula
estratta dall'apocalisse e dai vangeli.
“Beati
gli invitati alla cena del Signore. Ecco l’Agnello di Dio, che
toglie i peccati del mondo”
«Beati
gli invitati alla cena del Signore» è la citazione di Ap 19,9
c'è un riferimento anche in Mt
22, 1-14
«Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo» è la
citazione di Gv 1, 29”
Dato che l'apocalisse è parola del Signore come v'è iscritto fin
dall'inizio della stessa, cambiare anche una sola parola, ti condanna
alla Geenna.
Invertire le frasi potrebbe sembrare una cosa da poco,
sorvolabile, invece il senso cambia molto.
Ecco
l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo. Beati gli
invitati alla cena del Signore.
Invertire ha un senso errato, perché prima non viene l'eucarestia
e la consacrazione delle specie sacre, e quindi non si tolgono i
peccati del mondo, se la chiesa è vuota di invitanti.
Per cui è giusto che prima il sacerdote che fa le veci del
Signore inviti il popolo alla funzione religiosa e poi mediante la
stessa, con l'uso delle parola che esercita il potere di Dio,
mediante l'Eucarestia stessa si tolgono i peccati del mondo, dicendo
appunto ecco l'agnello di Dio... invertendo la questione si fa
intendere che i peccati vengano rimossi prima prima di andare a
messa, e questo fa capire che la funzione della confessione non del
tutto giusta, infatti io stesso scrissi una nota importante che da
quello che adesso leggo, proprio in questo contesto capisco che
Bergoglio deve avermi letto, e deve aver capito che io ho ragione,
per cui l'invertire le due frasi ha il senso di rendere la
confessione come mezzo di togliere il peccato, quando invece nel
Padre Nostro c'è scritto altro. E la frase come è sempre stata
formulata è giusta:
“Beati
gli invitati alla cena del Signore. Ecco l’Agnello di Dio, che
toglie i peccati del mondo”
Va
in perfetta concomitanza con le parole stesse del Padre Nostro e
l'astuto Bergoglio l'ha capito, ecco perché ha cambiato la posizione
delle frasi.
Dopo
avermi letto! In questo articolo: Il
padre Nostro cela un segreto!
Riporto
un estratto:
….................Forse
non mi sono spiegato bene, ecco il punto saliente, che vi parlavo.
Prima
dice rimetti a noi i nostri debiti, poi dice come noi li rimettiamo a
nostri debitori. Perché la preghiera abbia realmente
effetto deve essere ottemperato quanto è scritto, cioè che se noi
non ottemperiamo, a questa seconda richiesta cioè di perdonarci gli
uni e gli altri vicendevolmente, cioè se non chiediamo scusa al
prossimo di quanto noi facciamo verso gli altri, quello che sopra è
scritto non si avvera, cioè non otterremo il perdono del Padre
Celeste, ecco la condizione perché negli esorcismi il Padre Nostro
non la stessa forza che l'Ave Maria, ma quando invece l'uomo si è
riconciliato prima di tutto con il suo prossimo e poi riceverà il
perdono di Dio, questo è il Segreto che il Padre Nostro cela e che
nessun uomo ha mai visto in esso. Anzi per la cattività di taluni
soggetti nella chiesa, è stato decretato dalla stessa il contrario,
che si può confessarsi senza chiedere perdono al proprio prossimo di
fatto contraddicendo in toto, le stesse parole e comandi di Gesù il
Figlio del Padre Eterno in questa preghiera. E questa norma è stata
dalla chiesa imposta sull'uomo, ecco cosa significa essere privi di
Spirito Santo, far commettere agli altri e anche se stessi ogni
peccato. Se taluni fossero stati veramente timorati di Dio, nella
chiesa, invece di parlar con la propria testa come fece S.Agostino
poi rimproverato dall'angelo bambino con questa frase “ come
puoi tu con la tua misera mente capire l'immensità di Dio”. Agostino
come molti altri cosi detti padri delle chiesa non hanno ne visto, ne
compreso, questo piccolo grande segreto celato nel Padre Nostro,
altrimenti si sarebbero ben guardati nel far peccato.
Quindi
in ultima analisi, dovremo dire che questa preghiera ci incita a
riconciliarci con i nostri fratelli prima di tutto e prima ancora di
andare a confessare i nostri peccati o debiti al Signore, se vogliamo
ottenere il perdono del Padre Celeste, se
questa condizione non viene ottemperata nessuno perdono
otteniamo, questo
è il vero comando che il Padre Nostro cela, questo è il vero
segreto!
In
sostanza dice: Rimetti
prima di tutto i peccati ai tuoi debitori e poi vedrai che il Padre
Celeste li rimetterà a te, questo dice la frase, questo è il
comando di Gesù Cristo, il suo Ordine!
Però
allora c'è da chiedersi, ma la parola che Gesù stesso che avrebbe
ordinato ai suoi apostoli di rimettere i peccati, è vera? Perché il
Padre Nostro stesso a tal proposito va in contraddizione con il testo
che i sacerdoti devono rimettere i peccati, perché se è vero ed è
vero che la preghiera del Padre Nostro ci dice come si ottiene la
remissione dei peccati, realmente, allora non è vero quello che è
riportato in altro passo, ma allora c'è da chiedersi, chi ha
manomesso il vangelo e per quale scopo?
Come
ho sempre detto, verso la fine, ogni errore verrà cancellato e la
verità verrà rivelata.
E la verità c'è rivelata proprio dalle parole, stesse dette durante
la messa:
-“Beati
gli invitati alla cena del Signore. Ecco l’Agnello di Dio, che
toglie i peccati del mondo”
E' SOLO L'EUCARESTIA (L'AGNELLO) CHE TOGLIE I PECCATI DEGLI UOMINI,
QUESTO DICE LA FRASE
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Ap
9, 9: Allora l'angelo mi disse: "Scrivi: Beati gli invitati al
banchetto di nozze dell'Agnello!". Poi aggiunse: "Queste
parole di Dio sono vere". Gv 1, 29: Il giorno dopo, vedendo Gesù
venire verso di lui, disse: "Ecco l'agnello di Dio, colui che
toglie il peccato del mondo! cfr Mt 8, 8: Ma il centurione rispose:
"Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma
di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.
Indirettamente
Bergoglio ha ammesso che forse la figura del confessore è un
invenzione, aver spostato le due frasi ha fatto ben capire che ci
sono state nel Vangelo molte manomissioni.
Diciamo che le tradizioni a noi tutti insegnate, la figura del prete può star bene anche nella questione confessioni, ma bisogna ricordarsi che poi ci si deve pentire anche innanzi al Signore, perchè è la cosa fondamentale e ricordatevi che se non vi siete riconciliati con i vostri fratelli la vostra confessione non vale un tubo, neppure quella inanzi al confessore, lo dice nel Padre Nostro, non lo dico io!
.
“Queste
sono le novità più interessanti e facilmente riscontrabili che i
fedeli troveranno nelle celebrazioni eucaristiche dal momento in cui
verrà adottato il nuovo Messale Romano. Ulteriori piccole modifiche
si trovano in altre Preghiere eucaristiche, prefazi e orazioni, ma è
normale pensare che solo i fedeli più attenti e formati riusciranno
ad accorgersene.
FEDELTÀ
AL TESTO LITURGICO CONTRO LITURGIE “FAI-DA-TE”
Nella
presentazione al nuovo Messale i vescovi italiani invitano i pastori
a studiare attentamente il testo per imparate “l’arte di
evangelizzare e di celebrare” e richiamano ogni presbitero alla
responsabilità e alla fedeltà al testo liturgico appena pubblicato
affinché non ci si affranchi dall’autorità e dalla comunione con
la Chiesa.
Il principio della fedeltà «che
si traduce in un vivo senso dell’obbedienza, impegna ciascun
ministro a non
togliere o aggiungere alcunché di propria iniziativa in materia
liturgica».
Difatti «la superficiale propensione a costruirsi una liturgia a
propria misura, ignorando le norme liturgiche, non solo pregiudica la
verità della celebrazione ma arreca una ferita alla comunione
ecclesiale».
Questo significa
che verrà imposto anche ai fedeli di recitare tassativamente nelle
nuove versioni, proposte.